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Al caffè. “Dio è morto”, parte seconda.

29/11/2009

Eravamo rimasti alla vexata quaestio se è con l’ambiguità del Mithos che la nostra civiltà deve oggi fare i conti.
È nell’ambiguità che si muove la nostra attuale comunicazione? Nella ricchezza polisemantica della contraddizione? O nel relativismo?

Domanda.
Qual è la differenza tra ambiguità e relativismo? Il relativismo è apertura degli orizzonti di interpretazione, ovvero sinonimo di tolleranza? O è tout court assenza di valori di riferimento?
E l’ambiguità, non è forse apertura alla complessità? Non c’è nella contraddizione una ricchezza di senso che rende il pensiero elastico nei confronti di ciò che si fa evento?
In tutti questi casi, abbiamo evidentemente a che fare con la perdita del principio di autorità. Tutto ciò che porta a distinguere e a dividere, a nominare attraverso l’imposizione di un significato, a individuare attraverso l’attribuzione di un ruolo (pubblico, sociale, di genere), è espressine di una concezione monocratica del senso (dell’essere). Tutto ciò che porta ad accogliere, ad ammettere, a unire per somiglianza ed affinità (i due “assi cartesiani” dell’ambiguità), non può al contrario imporsi come potere, è an-archia (assenza di Una legge).

Dunque la “morte di Dio” è, in quanto crisi del monoteismo (monocrazia), anche avvento di libertà e di riconciliazione. Perché il logos che definisce e delimita è anche origine della scissione, della frattura ontologica che segna il sorgere della coscienza. L’Io è monocratico-monoteista, il Sé è policratico e politeista. L’Io presiede al principio di individuazione, che è separazione e distanza; il Sé presiede alla riconciliazione col tutto, è il fulcro della complessità.

Qualcuno domanda: allora c’è bisogno di Dio? Alla luce di quello che la conversazione ci ha svelato, dobbiamo rispondere che il “bisogno di Dio” è a un livello diverso – anti-teologico – rispetto al semplice “bisogno di regole” (e/o di valori). Se l’occidentale del XXI secolo ha metabolizzato la perdita del principio di autorità – cosa tutta da verificare – allora è nella condizione di concepire, con l’idea di Dio, l’idea di complessità e di contraddizione che accompagna la maturazione dall’Io al Sé. “Dio” è un concetto limite che la persona oggi può riempire (non relativisticamente ma contraddittoriamente e ambiguamente) di possibilità, purché sia disposto a non negare l’Ombra che sempre accompagna la luce della conoscenza.

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