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Al caffè. Cos’è l’“Istituzione”. Considerazioni finali.

29/03/2010

Gli Dei, le Leggi, la Città. Attorno a questa triade si è costituita la civiltà occidentale nei suoi fondamenti razionali. Tre Istituzioni che definivano il modo d’essere Umano secondo Socrate, Platone e Aristotele. Tre principi d’ordine: universale, sociale e famigliare, che si corrispondono e si sostengono reciprocamente. Tre pilastri che recintavano il fanum, il recinto sacro della convivenza umana.

La loro solidità non era, e non è mai stata, il frutto di una convenzione empirica. La loro forza non poteva derivare da un libero accordo tra i cittadini, ma era il fondamento trascendentale di ogni possibilità di libertà e di convivenza. È trascendentale tutto ciò che definisce le condizioni a priori di una facoltà o di un comportamento, la causa innata e incondizionata di un modo d’essere. Il trascendentale è innato e noumenico, inconoscibile. Ma qual è il principio a priori che fonda l’Istituzione umana? Che cosa c’è di innato e inconoscibile nell’essere umano, se non la forza del simbolo? Il simbolo è l’unione di Natura e Cultura, ciò che lega la forza degli istinti in una rappresentazione condivisa e sublimata. E il primo tra questi, per la violenza che trattiene e l’energia che sprigiona è il simbolo del Padre, il sogno di onnipotenza della nostra infanzia.

Il Padre: “tutto ciò che è stato prima di noi”. Ringrazio l’amica che ci ha donato questa icastica rappresentazione. Il Padre è l’humus della mia storia e del mio esser-ci, l’essere qui effettivo e progettante che definisce la mia esistenza nel mondo. È la metà di ciò senza di cui “io non ci sarei”: come creatura del mondo, come  cittadino e come figlio.  Se la Madre è l’attrazione verso l’indeterminato, è quel mare in cui è “dolce naufragar”, il Padre è il principio assoluto di ogni determinazione, lo slancio prometeico verso la conoscenza. Poli che determinano il nostro equilibrio e il nostro destino, il primo sovraintende alla Natura, il secondo alla Cultura. Ma non in modo netto: c’è tanta Cultura nella Madre quanta Natura nel Padre, guai a scordarcene.

E dunque l’Istituzione sorge da una rappresentazione collettiva, da una unione mistica degli affetti che si identifica in una rappresentazione, in un rituale che ci ricorda la nostra ambiguità di esseri sospesi tra Natura e Cultura, tra quelli che Kant chiamava il “regno dei mezzi” e il “regno dei fini”. Tra necessità e libertà.

Ma se tutto questo è ragionevole, da dove viene allora la fine delle istituzioni?

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One Comment leave one →
  1. Stefano Rigo permalink
    30/03/2010 15:10

    Dalla fine del padre visto come il patriarca.

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