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Ascesi

03/12/2010

Da: G.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, parte II: l’autocoscienza, la “coscienza infelice”.

In questo terzo momento, la coscienza infelice acquisisce la definitiva consapevolezza del proprio nulla di fronte all’Universale (l’anima di fronte a Dio). L’asceta dunque concentra tutta l’attenzione sulla propria “natura umana” per negarla, per annientarla, mostrando così la propria contraddizione: proprio la “natura” – incarnazione del Nemico – diventa per lui la cosa più importante. «Queste funzioni [animali] invece di venir compiute con semplicità, come qualcosa di in sé e per sé nullo che per lo spirito non può avere importanza ed essenzialità alcuna, essendo esse ciò in cui il nemico si mostra nella sua figura caratteristica, sono piuttosto oggetto di zelante preoccupazione, e divengono appunto la cosa di maggior peso. Ma siccome quel nemico nasce nella sua sconfitta, la coscienza, fissandolo a sé, invece di liberarsene, indugia sempre presso di lui e sempre si vede inquinata; in pari tempo, poiché il contenuto del suo zelo è non qualcosa di essenziale, anzi di insignificante, non qualcosa di universale, anzi di estremamente singolo, ecco che noi ci troviamo dinanzi soltanto a una personalità tanto misera quanto infelice, limitata a sé e al suo fare meschino, personalità che non riesce se non a covare se stessa».


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