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Una buona vita – III

20/02/2011

E infine, parlando di valori, tocca alla verità.

Il filosofo direbbe che “una buona vita è nella verità”. Ma quale verità? Ed è davvero così difficile circoscrivere il concetto di verità entro una definizione? Per certi versi è indubitabile che la verità è qualcosa di per sé evidente, e quindi non necessita di argomentazioni e processi definitori. Per un altro, è altrettanto certo che di verità non ce n’è una sola, e che spesso essa rimane inafferrabile e drammaticamente problematica. Ma questo da dove deriva?

Leggiamo questa pagina di Edgar Morin: «Occorre distinguere l’idea di verità dal sentimento della verità. L’idea di verità corrisponde a una soluzione dell’alternativa vero/falso, senza che ne siamo necessariamente coinvolti o colpiti. Incessantemente noi incontriamo o formuliamo l’idea di verità nei nostri calcoli, nelle nostre percezioni, nelle nostre osservazioni senza sentirci implicati in essi.
Il sentimento di verità aggiunge la dimensione affettivo/esistenziale all’idea di verità e può impadronirsi di tale idea quanto obbedirle.
(…) Il sentimento di verità suscita una doppia possessione esistenziale: una presa di possesso della verità (“la verità mi appartiene”) e una presa di possesso da parte della verità (“io appartengo alla verità”) (…); così, pur divenendo un’entità trascendente che adoriamo, la verità diviene il nostro bene personale, incorporato nella nostra identità».

Aristotele (il vero e il falso) vs Platone (il sentimento della verità). La filosofia analitica anglosassone vs la filosofia ermeneutica “continentale”. La filosofia ha già detto molte cose, effettivamente.

Di quale delle due verità ha più bisogno la vita? Se “vivere nella verità” è un essere nell’apertura della verità, non è di evidenze che si parla, ma di stati d’animo. Curioso circolo, per cui, parlando di verità, torniamo ai sentimenti.

Nella sua natura sentimentale, di possesso e possessione, la verità si presenta nel perfetto stile di uno stato d’animo. Essa ci prende. Ma l’essere gettati nella verità non ha i colori dell’allegria o dell’angoscia; la metafora più adatta direi che è quella della luce: la verità ci illumina. Essa quindi ha i connotati dell’Intuizione. Ma che cos’è (ti estì) “Intuizione”?

Nel giro di opinioni tra gli amici del CafèPhilo, emerge la tendenza a identificare l’intuizione con l’insight: qualcosa che ha a che vedere col problem solving. Ma non è di questo che la filosofia, come “meraviglia” e domandare sulla vita, si occupa. Piuttosto, da Platone a Kant, il concetto ha a che fare con la sensibilità: l’intuizione è una percezione globale e indicibile. Essa afferra la totalità di ciò che ci occupa come problema, come desiderio, come concezione. Di essa noi siamo certi, senza sapere il perché. Come della verità.

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