Skip to content
6 commenti leave one →
  1. 21/05/2011 15:34

    Ma la “vita” può davvero essere analizzata, capita, compresa…

    O dovremmo invece “limitarci” a viverla?

    Dove è la consapevolezza?

    Riflessioni su questo demone su Vongole & Merluzzi, dove spero avrai voglia di ricambiare la visita e il commento nell’ultimo post…Grazie!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/05/21/psicofornication/

    Aggiungo i complimenti per il tuo blog 🙂 E ti offro un caffè filosofico da me… 🙂

  2. giulio pignatta permalink
    31/05/2011 10:54

    “Nel difendere la filosofia e nel rivendicare la verità ho la consapevolezza d’aver scelto la via più difficile: in una situazione culturale come la presente fare a meno della filosofia in favore della scienza, della politica o della religione, o ridurre la filosofia alla riflessione empirica delle cosiddette “scienze umane”, come la sociologia o la psicologia o l’antropologia, o sacrificare la verità alla molteplice ma indifferente varietà delle forme storiche, o negare la verità nell’imperante culto dell’azione e dell’efficienza, è cosa persin troppo facile. Ma in filosofia nulla è meno vero e nulla è più deprecabile del semplicismo, e la consapevole ricerca dell’arduo è spesso non solo indice ma anche garanzia di verità.
    Quando Platone esaltava la bellezza del rischio alludeva al fatto che la filosofia richiede audacia e coraggio; ed è quanto in tempi più recenti ci ricorda Schelling: .

    Grazie molte, a Lei e a tutti i partecipanti, per un altro preziosissimo anno trascorso insieme.
    A rivederci presto, con un abbraccio affettuoso e un saluto impaziente.

    Giulio

  3. giulio pignatta permalink
    31/05/2011 11:05

    “Nel difendere la filosofia e nel rivendicare la verità ho la consapevolezza d’aver scelto la via più difficile: in una situazione culturale come la presente fare a meno della filosofia in favore della scienza, della politica o della religione, o ridurre la filosofia alla riflessione empirica delle cosiddette “scienze umane”, come la sociologia o la psicologia o l’antropologia, o sacrificare la verità alla molteplice ma indifferente varietà delle forme storiche, o negare la verità nell’imperante culto dell’azione e dell’efficienza, è cosa persin troppo facile. Ma in filosofia nulla è meno vero e nulla è più deprecabile del semplicismo, e la consapevole ricerca dell’arduo è spesso non solo indice ma anche garanzia di verità.
    Quando Platone esaltava la bellezza del rischio alludeva al fatto che la filosofia richiede audacia e coraggio; ed è quanto in tempi più recenti ci ricorda Schelling: ‘Chi vuol veramente filosofare, deve rinunciare ad ogni speranza, a ogni desiderio, a ogni nostalgia, non deve voler nulla né saper nulla, sentirsi povero e solo, abbandonare tutto per guadagnare tutto ‘.”

    L. Pareyson “Verità e Interpretazione” (Mursia, 1971)

    Grazie molte, a Lei e a tutti i partecipanti, per un altro preziosissimo anno trascorso insieme.
    A rivederci presto, con un abbraccio affettuoso e un saluto impaziente.

    Giulio

  4. Maurizio Chatel permalink*
    31/05/2011 18:32

    Ottima scelta! Pareyson è stato un Grande…

  5. 03/06/2011 21:29

    “C’è in questo nuovo sapere la ragione sufficiente per sentirci liberi e al sicuro da ogni dubbio e da ogni tormento esistenziale? Questa è la “filosofia” dello psicofarmaco, dell’American way of life.”

    È da tempo che mi assilla questo interrogativo e (forse) qualche risposta l’ho trovata in alcune considerazioni tratte da: Cervello e autocoscienza. La mente tra neuroscienze e fenomenologia, di Franco Bertossa e Roberto Ferrari http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&doc=106 :
    “Le pillole possono simulare l’energia psicofisica che siamo soliti associare a certi stati d’animo, spesso senza che vi sia quanto di significativo normalmente li accompagna. Così ci si ritrova euforici, tranquilli o equilibrati senza vivere nulla collegato a quei sintomi. Allo stesso modo si possono stimolare elettricamente i muscoli intorno al cuore e provare un sobbalzo, identico all’emozione di paura per un pericolo in automobile, per una frenata improvvisa, ma vuoto di significato. Si può mangiare troppo e provare un forte disturbo alla bocca dello stomaco, ma non ha certo il significato che Sartre descrive ne La Nausea.
    [ …]
    Per tornare alle pillole terapeutiche, il cui scopo è spesso non suscitare ma placare sensazioni sgradevoli: è dimostrato che il dolore dell’anima derivante da un lutto o da un abbandono può essere alleviato o privato del vissuto di angoscia, di oppressione, di insopportabilità che lo accompagna. Ma resta in noi il significato di mai più che ci trafigge.”

  6. Maurizio Chatel permalink*
    04/06/2011 16:04

    Grazie… molto interessante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: