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Eugenetica 1

31/05/2011

            Quando, nel 1932, Aldous Huxley scrisse il Mondo Nuovo, né lui né i suoi contemporanei avrebbero potuto immaginare che verso la fine del XX secolo 1’intuito scientifico e 1’abilità tecno­logica sarebbero stati in grado di rendere reale quella visione di una civiltà eugenetica. La mappatura del genoma umano, la cre­scente abilità nell’analizzare le malattie e i disordini genetici, le nuove tecnologie riproduttive e le nuove tecniche di manipola­zione genetica umana fanno parte della quarta trama della ma­trice operativa del secolo della biotecnologia e pongono le basi tecnologiche di una civiltà commerciale eugenetica. Lo scree­ning del gene umano aumenta, per la prima volta nella storia, la possibilità di ristrutturare gli «stampi genetici» della nostra specie e di iniziare a dirigere il futuro corso della nostra stessa evoluzione sulla Terra. La prospettiva di creare un uomo e una donna eugenetici non è più solamente il sogno di allucinati de­magoghi politici ma, piuttosto, un’opzione destinata a diventare accessibile in tempi brevi e a creare un mercato commerciale potenzialmente redditizio sul mercato.

Le tecniche di ingegneria genetica sono, in base alla loro vera natura, strumenti eugenetici. Dal momento che la tecnologia è le­gata al concetto di eugenetica, nessun serio dibattito sulla nuova rivoluzione tecnologica può essere avviato senza sollevare proble­mi eugenetici. II termine «eugenetica» fu coniato da Francis Gal­ton , un cugino di Charles Darwin, nel XIX secolo, e generalmente viene studiato sotto due aspetti. L’eugenetica negativa, che coin­volge la sistematica eliminazione delle caratteristiche biologiche definite indesiderabili, e 1’eugenetica positiva che si occupa dell’u­so della manipolazione genetica allo scopo di «migliorare» le ca­ratteristiche di un organismo o di una specie.

L’eugenetica trova la sua prima vera patria in America, alla fi­ne del secolo scorso. La riscoperta delle leggi di Mendel stimolò, nella comunità scientifica, un rinnovato interesse per 1’ereditarietà. Le nuove «scoperte» sull’ereditarietà furono usate dai genetisti e dai riformatori sociali per destare un forte movimento eugenetico nella cultura popolare. Il movimento aveva percorso il suo cammi­no, durante il periodo della Grande Depressione la società ameri­cana era inondata dal dogma eugenetico. Molti americani iniziarono a credere che i legami di sangue e 1’ereditarietà fossero molto più importanti, nel plasmare il comportamento individuale e nel determinare lo stato di varie etnie e gruppi razziali, delle ma­trici sociali, economiche o culturali.

È necessario che 1a storia del movimento eugenetico america­no venga resa pubblica, specialmente alla luce delle molte scoperte scientifiche e invenzioni che adesso rendono possibile il tipo di società eugenetica che i primi riformatori eugenetici avrebbero potu­to solo sognare di costruire. Nel momento in cui così tanti politici, scienziati, accademici e scrittori sminuiscono la probabilità del ri­sorgere di un movimento eugenetico nel XXI secolo, il passato del­1’eugenetica americana è un lucido memento che questo «può accadere qui, ora».

Jeremy Rifkin, Il secolo biotech

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