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Critica, ipercritica e social shit

31/05/2017

Scrive Wilhelm Schmid: «Ancora più importante è una critica che non si esaurisce nell’estrinsecazione della rabbia e non scarica il lavoro per modificare l’esistenza sugli altri o sulla “società”, esprimendosi piuttosto negli atteggiamenti e nei comportamenti del singolo individuo, con lo scopo di migliorare innanzitutto se stessi e, in questo senso, per “coltivare” la critica. [Filosofia dell’arte di vivere, Fazi editore, pag. 63]

Il nichilismo aggressivo e compulsivo favorito dalla distanza che la rete garantisce trova in queste parole il suo antidoto più autentico. Ma è un antidoto fuori dalla portata del non-cittadino e del non-prossimo. L’essere connessi ha frantumato l’essere insieme. Non è la politica che ha dissolto l’appartenenza, ma il nostro non-appartenere neppure a noi stessi che ha dissolto la politica.

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